Gli itinerari “del cuore”

Alzi la mano chi non ha un itinerario di particolare rilevanza, vuoi per i caratteri ambientali o sentimentali che rappresenta, tali da renderlo per noi unico, “del cuore”? Io ci ho pensato più volte: sicuramente il mio ricade in Maremma nella alta valle dell’Albegna, in comune di Semproniano, a partire dal borgo di Rocchette di Fazio.

Una piccola casa della mia famiglia, acquistata da amici maremmani ci ha portato nei primi anni 90 in quel borgo di 40 case, popolato in inverno da meno di 10 anime, posto in posizione di controllo strategico tra l’entroterra e il mare. Dai ruderi della piccola rocca, legata alle memorie del signore locale Fazio Cacciaconti, vedi il Monte Labbro e, oltre, le 2 gobbe dell’Amiata; volgendo invece lo sguardo di 180° il Giglio e parte dell’Argentario.

Non c’è volta che non salga alla rocca per ammirare da quella postazione privilegiata i panorami, la forte naturalità dei luoghi, il paesaggio rupestre delle sottostanti gole dell’Albegna, tutelate a livello europeo dal SIC Bosco dei Rocconi.

I valori paesaggistico ambientali si coniugano poi all’interesse turistico dei dintorni; la più nota Saturnia è raggiungibile verso valle in 15 minuti, e poco oltre trovi la bella Montemerano e Manciano; a monte invece Triana, con il castello dei Piccolomini e, a seguire, Roccalbegna e poi Arcidosso e la corona dei paesi amiatini.

Ma oltre ai luoghi ci sono le tante persone conosciute, all’inizio dei rapporti sostenute, come conviene a “rustici” maremmani, ma che nel tempo ci hanno profondamente assimilato nella piccola comunità, prima tra tutti mia madre, rappresentativa del nucleo familiare (per cui nella cerchia allargata dei residenti io sono il “figliolo della Pina”). Legami che ci legano a Sandra, Rosanna, Marco e Orietta, Fulvio con la sua Associazione La Piazzoletta. Ma anche a chi non c’è più, cosa che mi porta, quando ritorno, alla salita obbligata al cimitero, in visita a Tarquinio, Loreno, Minuccio, Fidia, Lea, Giovanni, in un pietoso pellegrinaggio che sento di fare ogni volta e che fa bene al mio spirito.

Ma veniamo all’itinerario, percorso nella mia cartoguida de Il Lupo e ripetuto integralmente una sola volta con la fida Anita.

Si parte dal borgo di Rocchette già con 2 alternative; si può infatti imboccare l’asfaltata che scende all’Albegna (sterrata sino ai primi 90), per svoltare poco a valle di una moderna casa isolata sulla DX su una pista che io chiamo la circonvallazione di Rocchette, perché gira intorno a valle della ripa rocciosa su cui posto l’abitato.

In alternativa l’itinerario può partire alle spalle della Trattoria Cacciaconti (della brava Agata!), unico esercizio commerciale del borgo, mediante un sentiero segnato che da una “ficaia” (localmente per albero di fico) scende la vallecola a N dell’abitato sino alla circonvallazione. 

In entrambi i casi l’itinerario prosegue a mezza costa in direzione Nord, lascia poi la circonvallazione che risale verso Semproniano per scendere verso il torrente Caese che si guada per poi risalire in breve al podere di Case Pezzano. Da qui si procede a lungo su pista sull’ampio displuvio, tralasciando un bivio a DX che risale a Triana, salendo gradualmente – tra pascoli bordati da siepi – sino al caseificio Fiorini, e quindi all’abitato di Roccalbegna.

Dal centro abitato, dall’impianto regolare dato dai Senesi nel XIII secolo, un richiamo imprescindibile per l’escursionista la risalita al Sasso, rupe calcarea che lo sovrasta, alla cui sommità rimane un avamposto di controllo; il forte disequilibrio gravitativo del blocco roccioso – direbbe un geomorfologo – ha fatto maturare nel tempo il detto popolare “Se il sasso scrocca, addio la Rocca!”

L’itinerario si può completare rientrando per la stessa via di andata o meglio, seppur con un vulnus dovuto al lungo tratto obbligato su asfalto – sia pure a bassa frequentazione, sulla strada che passa sulla dorsale in destra idrografica dell’Albegna; il tutto a comporre un anello di una intera giornata, solo per tonici camminatori.

Nel ritorno su anello, immancabile segnalare la possibilità di visita al centro WWF del Bosco Rocconi, e l’attraversamento del torrente Rigo, in uno degli angoli direi più selvaggi di Maremma.  Si risale quindi passando accanto ai poderi Rocconi (dal nome della bastionata rocciosa in DX del Rigo) e Crocine, per scendere e guadare il ponte sull’Albegna e risalire con ampie svolte sino a Rocchette.

Due parole a margine sulle “strette” tutelate dal Sito di Importanza Comunitaria, tra il ponte carrabile sull’Albegna e la confluenza con il Rigo; sono state da me percorse venturosamente solo un paio di volte in agosto superando a nuoto di 2 – 3 tratti con pozze residue, quando i rimanenti tratti del greto rimangono in asciutto, ma solo dopo aver superato il ribrezzo di immergermi in un’acqua ferma, assolutamente nera dalla macerazione dei lecci caduti in alveo dall’alto. La forte energia erosiva ha infatti qui scavato nel substrato calcareo dei truogoli in forma di marmitte, analogamente ad un torrente alpino, e l’alveo nei tratti più stretti assume la forma di una pista da bob. Ma questa è un’altra gita ai limiti del torrentismo…. 

Non so se sia riuscito a motivare sufficientemente il perché di tale scelta; l’itinerario è oggettivamente rappresentativo del territorio, per i valori integrati che esprime: paesaggio, persone, ricordi; ma anche perché non più ripetuto da anni, vuoi per una minore disponibilità di tempo, per frequentazione di altri territori, per la mancanza di un progetto editoriale cui rispondere.

Se vi potessi accompagnare oggi sulla Rocchette Roccalbegna, apprezzereste sicuramente i valori paesaggistici di un itinerario di facile escursionismo, in un integro ambiente alto collinare. Ai valori del trek potreste abbinare in un breve soggiorno le tante suggestioni dell’alto Albegna, sia culturali (Semproniano, Monte Labbro e il tempio giurisdavidico legato alla memoria di Davide Lazaretti, il castello di Triana, Roccalbegna, …), che enogastronomiche (acquacotta, biscotto di Roccalbegna, vino Montecucco, ottimi pecorini, ricotte e carni di agnello per il diffuso allevamento ovino sul territorio).

Ma potreste percepire solo in parte ciò che l’itinerario personalmente rappresenta, anche se mediato da una mia buona presentazione dei luoghi. Ma non disperate: il valore affettivo che mi lega qui da anni è personale ma non esclusivo; nulla vieta che tale affezione, pur se maturata in anni di frequentazione e conoscenze, possa in futuro conquistare anche voi!

Massimo Pacifici per Trekkingurbano.net

Un commento su “Gli itinerari “del cuore””

  1. Puntuale e preciso come sempre l’amico Max, compagno non dimenticato di tante avventure. Viva la Maremma!!

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